il pittore medianico

La pittura di Giuseppe Lanzillo, come del resto un buona parte della sua esperienza di vita, difficilmente può essere compresa se non si accetta di lasciare da parte scetticismi e luoghi comuni. Il suo modo di dipingere infatti così come le modalità e le circostanze che hanno accompagnato la sua produzione pittorica esulano da quella che comunemente viene definita “normalità” per sconfinare in una dimensione onirica, in cui i riferimenti spazio temporali risultano sbiaditi e dove è molto sottile la linea di demarcazione tra reale e immaginario.
A supporto di tale premessa basti dire che Giuseppe Lanzillo fino alla fine degli anni ’60 (periodo in cui iniziò la sua attività pittorica) era un semplice odontotecnico di origini napoletane trasferitosi a Bologna da ormai molti anni, che mai, fino ad allora, aveva dipinto un solo quadro né si era tantomeno interessato di arte o di pittura.

Eppure, improvvisamente e inspiegabilmente, quest’uomo realizzò in poco più di un anno oltre 230 opere, di notte e in stato di trance, senza ricordarsi mai, la mattina seguente, il cosa avesse prodotto poche ore prima.
Ecco cosa raccontava Lanzillo stesso ad un medico suo amico: “Mi deve credere, dottore, non so cosa mi sia capitato questa notte… Il risveglio mi è stato imposto da qualcuno, ne sono certo… Andai in sala; c’erano ancora sul tavolo i regali del giorno prima. Ebbene, dottore, non ci crederà ma io senza che potessi volerlo o non volerlo mi sono ritrovato con una di quelle tele per fare i quadri sul cavalletto, i colori sparsi sul tavolo, e una pennellessa… Io me ne impadronii e schiacciando direttamente i tubetti di colore sulla tela presi a stendere la tinta con la pennellessa, in fretta, in frettissima… Non potevo assolutamente fermarmi era più forte di me… Questa mattina, svegliandomi, avevo solo un vago ricordo di quello che era avvenuto di notte. Entrando in sala mi trovai di fronte un quadro, uno stranissimo quadro, che sapevo di aver dipinto io, ma che non ricordavo affatto”.

Ben presto la strana vicenda di Giuseppe Lanzillo interessò psicologi, parapsicologi e vari studiosi del paranormale, come ad es. il Dr. Piero Cassoli, notissimo psichiatra bolognese Presidente del Centro Studi Parapsicologici, che studiò attentamente il caso, arrivando alla conclusione che si trattasse di “estrinsecazione di capacità ignote della psiche”.
Al dott. Cassoli inoltre si deve la definizione di “pittore medianico”.

Un altro parapsicologo dell’epoca, il dott. Massimo Inardi, così scriveva della pittura medianica di Lanzillo: “E’ una manifestazione, una estrinsecazione dei contenuti inconsci, in uno stato di riduzione di alterazione della coscienza, tipo trance leggera, tipo sonnambulismo, addirittura stato sognante durante il quale invece di avere delle immagini oniriche e che ricorda, l’individuo fissa sulle tela queste immagini e fissa l’atmosfera di queste immagini”. Anche la stampa si interessò almeno per un anno al caso di questo odontotecnico “prestato” alla pittura e al paranormale: giornali sia nazionali che internazionali, riviste, trasmissioni radiofoniche e televisive che con la loro eco contribuirono a stimolare la curiosità della gente comune.
Poi improvvisamente, così come improvvismente era comparsa, si esaurì la vena pittorica di Lanzillo e con lei l’interesse attorno al suo caso. Di quegli inspiegabili, meravigliosi e intensissimi 14 mesi rimangono gli oltre 230 dipinti, testimonianza indelebile di un’esperienza che ancora oggi lascia aperte infinite possibili interpretazioni.